La Storia

scritta antica

La Storia

Nell’estate del 1997 conoscemmo il Monastero di San Biagio, i ricordi del primo incontro sono ancora vivi, ci presentammo: noi giovani ed entusiasti con un sogno, lui, abbandonato e stretto dalla natura che con edere, piante e radici lo stringeva a sè, quasi a coccolarlo e sostenerlo perché non cedesse.

Il tempo e l’abbandono l’avevano fortemente segnato, e anche se visibilmente sofferente, la sua bellezza, la sua forza e maestosità, ci catturarono e ci affascinarono: tra le righe si leggeva chiaramente che se qualcuno si fosse preso cura di lui, avrebbe espresso la sua meravigliosa natura e così… iniziò l’ avventura.
Grazie alle nostre idee e l’aiuto di generosi amici, mentre le nostre donne ci accudivano e ci sostenevano preparando lauti pranzi, le nostre mani lavoravano, smontavano, rimontavano, demolivano, costruivano, restauravano, intonacavano, pitturavano, decoravano, e così per sette anni senza mai arrenderci, ogni giorno era un’incontro, ogni giorno una scoperta: mano a mano che avanzavamo con i lavori il Monastero si svelava, un pezzettino alla volta, come un vecchio saggio dispensa il suo sapere all’allievo che presta interesse.

La scoperta di cunicoli sotterranei, di cripte, di incisioni e segni di quanti negli anni lo abitarono, rafforzavano in noi l’idea di mantenere intatto il più possibile il suo passato e la sua storia, nel rispetto di quanti oltre mille anni fa posarono pietra su pietra. Il ritrovamento di simboli esoterici, come una pietra con incisioni pagane  risalente al 900 d.c., e poi ancora, incisioni di un ordine Templare che intorno al 1215 si insediò nel Monastero , avvalorò l’importanza e l’antichità del luogo. Già allora i pellegrini, nell’intento di raggiungere la Terra Santa, transitavano per la via Flaminia a poca distanza dal Monastero, lo elessero meta apprezzata.

I Monaci, attraverso le loro segrete sapienze, utilizzando erbe, esercizi, lavoro e preghiera, creavano per i loro ospiti le condizioni perché questo breve ma intenso soggiorno diventasse un momento di purificazione, rigenerazione e orientamento nel loro cammino verso la meta: quindi, luogo di guarigione e cura. Nel 1333, il Monastero, raggiunto il suo massimo splendore e riconoscimento, venne battezzato Canonica San Blasis, in onore del Santo Biagio, vescovo e medico conosciuto per la guarigione di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea, e da allora protettore della gola, facente parte dei quattordici santi ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari.

Un salto nel tempo fino al 1563, anno di riedificazione del Monastero, l’innalzamento di un piano e l’ampliamento della chiesa, per eleggerlo a diocesi del territorio tra Foligno e Gualdo Tadino. Nei primi anni del 1900 venne affidato ad un curato che trasformò parte dello stabile in scuola elementare, mantenendo l’altra parte a chiesa per le celebrazioni; nel 1947 l’ultima cerimonia e poi venne abbandonato.
Ed ecco comparire Angelino… un Signore barbuto già in età avanzata, di rientro in Italia dal Lussemburgo, dove una forte silicosi l’aveva debilitato. Tornato per trascorrere i suoi ultimi giorni nella sua casetta in mezzo al bosco, che di lì a breve tempo un forte terremoto rende impraticabile, Angelino viene costretto alla ricerca di un altro rifugio: per un tempo si protegge in una grotta di fronte a casa, ma a breve eleggerà a sua nuova dimora la chiesa del Monastero, già in avanzato stato di abbandono, ma adeguata ad ospitarlo. Costruitosi un cassone di legno vicino all’altare per dormire durante la notte, trascorre le sue giornate nutrendosi di quanto trova nel territorio.
Quando, casualmente viene in possesso di alcuni libri, si trattava di antichi erbari, che suscitano in lui un particolare interesse, e così un po’ per necessità, un po’ per curiosità, un po’ per occupare il tempo, Angelino inizia a sperimentare e applicare quanto legge: raccoglie le erbe nel parco, le mette ad essiccare al sole, alcune nell’acqua a macerare, con altre si nutre e… in questo modo prova a curarsi.
Così facendo, in breve tempo, la sua salute inizia a migliorare, fino a guarire completamente la sua malattia. Nessuno si immaginava un simile effetto, ed in questo modo ottiene credibilità e apprezzamento, tant’è che gli abitanti del luogo lo eleggono a dottore alchimista (ancora oggi gli anziani del paese di Lanciano ne parlano): quando sentivano disagi o malattia venivano in visita, parlavano con Angelino, lui chiedeva come stava la famiglia, i vicini, come andava il lavoro, le galline, l’orto… senza accennare del loro disagio fisico; al termine della conversazione, su suo invito, sarebbero dovuti ritornare il giorno seguente.
Nel frattempo il barbuto signore, dedicandosi, preparava per loro la pozioncina magica, un sacchettino con delle erbe che avrebbero dovuto prendere nei giorni a seguire, ed ogni volta… miracolosamente…. trovavano immediato beneficio.

Così…come per tutti…gli anni passano, e nel 2004, dopo un restauro durato 7 anni che ha portato il Monastero a risplendere di propria bellezza, siamo pronti per coronare i nostri sogni e aprire la porta ai primi ospiti, con un’idea molto semplice: riscoprire e riproporre le tradizioni, mantenendo quell’aspetto di prendere e prendersi cura, sia del territorio che ci ospita, valorizzandolo, sia nella ricerca di un Benessere sano e duraturo, facendo esperire anche a chi viene a trovarci una dimensione non ordinaria, una sorta di ritorno al passato, perché lo stile e la qualità di vita che anche noi in questi anni abbiamo potuto gustare, accompagnato dalla forza del silenzio, da sobrietà, semplicità e genuinità, è un’esperienza che porta naturalmente a stare meglio.